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Esodo giuliano dalmata a Firenze. L’Oratorio dei Vanchetoni, libro di Susanna Bino

Recensione al libro di Susanna Bino sul luogo d’accoglienza profughi d'Istria, Fiume e Dalmazia ai Vanchetoni di Firenze nel 1947. Edito nel 2026 da Aska di Firenze. Una intensa ricerca storica.

Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato provinciale di Udine
Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato provinciale di Udine
  • Genere Storia
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Esodo giuliano dalmata a Firenze. L’Oratorio dei Vanchetoni, libro di Susanna Bino
Recensione al libro di Susanna Bino sul luogo d’accoglienza profughi d'Istria, Fiume e Dalmazia ai Vanchetoni di Firenze nel 1947. Edito nel 2026 da Aska di Firenze. Una intensa ricerca storica.

ABSTRACT DEL KEBOOK

Recensire un bel libro è un piacere. La ricerca attenta di Susanna Bino sul luogo d’accoglienza profughi dei Vanchetoni a Firenze nel 1947 è un caso singolare. Si tratta di un posto quasi sconosciuto in letteratura. Del resto, chi si immaginerebbe di piazzare i profughi d’Istria, Fiume e Dalmazia in una chiesa barocca seicentesca con tanto si mummia del santo di riferimento. Il titolo del libro è: “Profughi dalla Venezia Giulia a Firenze: La vicenda dei Vanchetoni (1947-1948)”, edito da Aska di Firenze nel 2026. Il lavoro della doviziosa indagine storica della professoressa Bino, figlia di esuli istriani, apre il sipario su di un sito di assistenza predisposto “in pressa”, nel capoluogo toscano. A Firenze, in quei momenti, venivano scaricati dai treni, quando i comunisti li lasciavano passare, centinaia di esuli giuliano dalmati e di altri territori. Durò un anno la complicata accoglienza ai Vanchetoni, terminando col trasferimento dei 70 ospiti, tra i quali vari bambini, in un Centro raccolta profughi. Poi, dal 1956 circa, arrivarono le case popolari in via delle Gore. Già perché l’odio comunista è documentato dall’Autrice dai giornali dell’epoca, che galvanizzano i più facinorosi ad assalire il meschino luogo d’assistenza, battendo dei colpi contro il portone chiuso, urlando ‘Fascisti! Fascisti!’.

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